banner atlante delle feste popolari del Piemonte HOME
ARCHIVIO FESTE
ESCI
 
 

Visualizza TABELLA: FESTE - Torna all'Elenco  MEDIA FESTA   ATTORI FESTA   DOCUMENTAZIONE FESTA   TESTIMONI DELLA TRADIZIONE 

AREA A
Id festa Codice festa
609 00215802
Comune, Cod. ISTAT
VERCELLI, 002158
Quartiere
Frazione
Provincia Regione
VC Piemonte
Denominazione italiana
Processione delle Macchine
Denominazione locale
Santo
Ordine Religioso
Stato festa Patronale
Festa attiva No
AREA C
Spazio rituale
Pubblico
Azioni rituali
Processioni, Cortei, Preghiere
Rappresentazioni teatrali
Leggende di fondazione
AREA E
Partecipanti
Paese
Organizzatori
Chiesa locale e confraternite vercellesi
DESCRIZIONE FESTA
AREA B
Data festa
Venerdì santo
Periodo
Pasquale
Fasce orarie
Pomeriggio, Sera, Notte
Durata giorni
1
Anno osservazione festa
2009-2010
Tipo festa
Festa mobile
Cicli stagionali
Primaverile
Cicli produttivi
Ciclo dell'anno Ciclo della vita
SI NO
AREA D
Animali
Vegetali
Oggetti
Stazioni via crucis su quadri, alabarde, baldacchino, fiaccole, gruppi statuari o Macchine
Alimenti rituali
AREA F
Osservazioni
Osservazione personale della Processione.
“La tradizionale Processione delle Macchine che scandisce ora il Venerdì Santo di Vercelli è l’esito di una complessa e travagliata storia cittadina, a volte conflittuale, all’interno della liturgia pasquale vercellese. Le macchine sono “statue o gruppi di statue (in gesso, in cartapesta, in legno) ispirate ai momenti salienti delle sacre rappresentazioni, in particolare ai personaggi e alle varie tappe della Passione” (1). Una delle più antiche attestazioni di questa cerimonia è un inventario del 1622 della confraternita di S. Bernardino che ricorda come le confraternite dei laici locali, precedute da una “Croce granda di legno che si porta zobia santo”, sfilassero processionalmente per le vie della città (2).
Queste processioni delle confraternite seguivano percorsi rituali autonomi e non armonizzati tra loro, determinando, spesse volte, confusione e disturbo vicendevole, tanto che nel 1759 si tenne una riunione presso la chiesa di S. Caterina al fine di organizzare la religiosità popolare che animava il Giovedì Santo (3). Nell’Ordinato delle Venerande Confraternite di Vercelli si definiscono le forme e le pratiche della cerimonialità locale, indicando nel dettaglio il percorso processionale che le confraternite della città dovevano compiere nella notte del Giovedì Santo.
Il documento riporta un’utile descrizione che permette di comparare il rito del passato con quello del presente. La processione doveva essere aperta dalla rappresentazione del “Cristo nell’orto”, a cura della confraternita di Santa Caterina, seguita da quella del “Cristo alla colonna”, della confraternita di San Nicola di Tolentino. Di seguito venivano le scene teatrali della “Coronazione di spine”, della confraternita di San Bernardino, dell’“Ecce homo”, della confraternita di Sant’Anna, e del “Cristo che porta la croce”, della confraternita di Sant’Antonio abate. Il documento, inoltre, vietava ogni forma di espressione musicale e indicava il percorso assegnato alla processione. Il tragitto cerimoniale aveva la funzione di collegare le più importanti chiese della città interessate dalla sacra rappresentazione: il Duomo, stazione di partenza della processione, Sant’Andrea, la Madonna del Carmine, San Cristoforo, San Francesco, la Santissima Trinità e San Marco.
Nel 1825 si aggiunsero al teatro sacro le scene del “Cristo tra i carnefici”, della confraternita di Santo Spirito, e del “Cristo morto”, confraternita di San Giuseppe. Nella seconda metà dell’Ottocento ci fu l’aggiunta della scena rappresentante la “Mater dolorosa”, della compagnia di San Vittore, quando, per volere dell’arcivescovo Alessandro d’Angennes la processione della notte del Giovedì Santo si era già unita a quella organizzata la notte del Venerdì Santo dalla Compagnia del Santissimo Crocifisso dell’abbazia di Sant’Andrea.
Questa sacra rappresentazione è, dunque, l’esito della fusione di diverse processioni nate in tempi diversi della storia della città per iniziativa della chiesa locale e delle maggiori confraternite vercellesi. La Processione delle Macchine giunge senza soluzione di continuità sino a noi e conserva, alla luce delle osservazioni etnografiche condotte, sostanzialmente immutati i tratti cerimoniali previsti nell’Ordinato del 1759.
Nel tempo il percorso urbano della processione ha subito alcune modifiche in funzione del mutamento della struttura urbana della città (4). A rendere più complessa la ricostruzione della liturgia popolare della Settimana Santa di Vercelli è la celebrazione della “Fontione dell’Entierro” (5), così come viene documentata in un manoscritto del 1714 dal titolo Modo di far la Fontione dell’Entierro da Reverendi Padri di S. Marco di Vercelli nel Venerdì santo, cominciata nell’anno 1714, con sua Formola, e Cantate per i Musici. La cerimonia “si svolgeva nella piazza prospiciente la chiesa di San Marco, officiata dai minori osservanti” (6).
Nonostante il termine spagnolo, utilizzato per indicare questo rito funebre, è difficile documentarne con certezza l’origine. Sappiamo che si diffonde, in particolare, nell’Italia settentrionale a partire dal Cinquecento e a Milano fin dal 1633 “esiste una Congregacion del SS. Entierro en la iglesia de S. Fidel de la Compagnia de Jesu, dei cui statuti si conoscono varie edizioni, in spagnolo e in italiano, fino al Settecento” (7). Per quanto attiene al territorio piemontese alcune fonti a stampa attestano la presenza di processioni dell’Entierro, durante i secoli XVII e XVIII a Romagnano Sesia, Borgosesia, Varallo, Domodossola, Casale, Vercelli, Canale, Asti, Andorno Micca, Ivrea, Candia (8).
Si tratta di un modello di teatralità sacra che narra della sepoltura del Cristo attraverso un’articolata e complessa cerimonia funebre. Questo particolare teatro sacro della Settimana Santa a Vercelli è, per alcuni versi, coevo al periodo in cui la chiesa cittadina, come abbiamo visto, mette ordine nella “confusione teatrale” rappresentata dalle singole confraternite.
Gli indizi raccolti fanno ritenere che le forme e le pratiche religiose pasquali del tempo fossero l’espressione anche e forse soprattutto di poteri sociali, ceti, classi contrapposti. Il teatro religioso della Settimana Santa era, dunque, il palcoscenico su cui, rappresentando in vario modo la Passione del Cristo, si rappresentavano altresì e si rendevano espliciti i poteri e i rapporti sociali della comunità vercellese. In effetti, così come si depotenzia l’anarchia liturgica e sociale delle confraternite obbligandole a sfilare dietro a un’unica Croce, così nel 1796 l’Entierro viene vietato nelle ore notturne per evitare disordini e intemperanze (9).
[…] La popolazione partecipa con affetto e trasporto trovando nel lutto teatrale del Venerdì Santo le ragioni logiche e affettive che altre feste, altri tempi cerimoniali e rituali non dispensano più. In ultima istanza, la Processione delle Macchine sacralizza il territorio cittadino che la quotidianità, l’usura del tempo cronometrico contemporaneo depotenziano nell’arco dell’anno” (Porporato, 2011, pp. 465-483).

Note
1. V. Bussi, La processione delle macchine a Vercelli, estratto da “L’Eusebiano”, Tip. S.E.T.E., Vercelli 1972, p. 1.
2. Cit. in R. Caracci, Il teatro della Settimana Santa, Tesi di laurea, Università degli Studi del Piemonte Orientale, Facoltà di Lettere e Filosofia, a. a. 2006-2007, p. 41.
3. V. Bussi., La processione delle macchine, cit.
4. Una descrizione dettagliata dei diversi percorsi processionali con rappresentazione cartografica è presente in Caracci, Il teatro della Settimana Santa, cit., pp. 44-46.
5. Termine di origine spagnola che significa interramento, sepoltura.
6. C. Bernardi, La drammaturgia della Settimana Santa in Italia, Vita e Pensiero, Milano 1991, pp. 308-309.
7. I. Sordi, Teatro e rito. Saggi sulla drammatica popolare italiana, Xenia, Milano 1990, p. 62, nota 10.
8. L.A. Stoppa, Il Venerdì Santo di Romagnano Sesia, Tip. S. Gaudenzio, Novara 1979 (ristampa anastatica Interlinea, Novara 2001); Bernardi, La drammaturgia, cit.; V. Bussi, La processione delle macchine, cit.; L. Bertello, B. Molino, Canale. Storia e cultura di una terra del Roero, Gribaudo, Cavallermaggiore 1989; A. Manza, Riti processionali del Biellese in rapporto con le Rappresentazioni sacre, “Aevum”, 17, 1943; P. Ramella, Folklore in Ivrea e Canavese, Associazione Amici Museo del Canavese, Centro Studi Canavesani, Bolognino Editore, Ivrea 1996.
9. Bernardi, La drammaturgia, cit., pp. 308-309. La Fontione dell’Entierro è stata riproposta nel 1986 e nel 1987 con un imponente impianto scenografico; nel 1998 in forma più semplice e più prossima ai riti canonici della Settimana Santa. Infine, nel 2006, è stata allestita una versione spettacolare con supporti multimediali (C. Ordine, P. Pomati, P. Pomati, La Settimana Santa a Vercelli, Whitelight, Vercelli, 2006).


AREA G
Latitudine 45° 19' 0'' N
Longitudine 8° 25' 0'' E
Scheda comune Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Vercelli
Collegamento a Google Maps http://maps.google.it/maps?f=q&hl=it&geocode=&q=Vercelli&ie=UTF8&ll=45.41484,8.426514&spn=0.311372,0.606995&z=10&om=1